È stata un'esperienza molto interessante, lassù sulle montagne.

Faticosa, molto, fredda, non più di tanto, interiore (in cammino in fila indiana, col rumore delle ciaspole sulla neve, il vento, il freddo e il fiato corto, non ti fanno parlare molto, se non con te stesso)

Dormire tre ore appena, ma nella neve, scavando la truna all'una di notte con la luna piena, dopo una camminata di ore, per svegliarci alle cinque e lasciare il mondo un po' migliore e rimetterci in cammino. Incontrare la volpe che è rimasta con noi al bivacco trappeur. Vedere posti stupendi con la fortuna del bel tempo e camminare in un metro di neve per ore, in pantaloni corti e con lo zaino, le cose più belle da raccontare.

Abbiamo condiviso fatica, spiritualità, servizio e molta, molta essenzialità, che ti fa riflettere anche quando torni a casa, su quello che hai e magari potresti farne a meno, su quello che consumi e non ce ne sarebbe bisogno, su chi non può scegliere cosa e quando bere, mangiare o aprire l'acqua calda.

Bello!

Inoltre impari a conoscere e rispettare certi tuoi limiti e, in qualche caso, grazie all'aiuto e al sostegno degli altri, a tentare e magari riuscire a superarli.

Tutte cose che al di là dell'esperienza diretta, da conservare nei ricordi e da proporre agli altri Capi e ai ragazzi, sono spendibili nel servizio di tutti i giorni, soprattutto nelle uscite.

È stato bello, anche se porto ancora i segni (questo ginocchio mi fa ancora parecchio male), soprattutto non è stato banale o scontato. Neanche puramente e solamente tecnico.

Insomma, sono esperienze che dovrebbero esser fatte, specialmente da quei Capi che si sono un po' adagiati sulle comodità.

 

I Capi sono stati eccezzzzzzzionali, no ho mai vissuto tre giorni così intensi ed incredibili".

 

           Grazie di tutto

           Buona Caccia

           Graziano

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Quando dicevo in giro che mi ero iscritta allo stage sulla neve la gente allargava gli occhi e mi diceva:“Ma sei impazzita?” “Ma non ce la fai!”.

Io ero contenta di andare, poi piano piano ho cominciato a preoccuparmi: il numero degli iscritti aumentava solo nella colonna dei maschi, le foto sul sito sembravano di una spedizione al polo nord e le previsioni dicevano che stava per tornare l’inverno... Ma perché l’ho fatto?

Ogni tanto tornavo a controllare la pagina del sito dove c’era la scritta a caratteri cubitali: "NON È UN CORSO DI SOPRAVVIVENZA" per essere sicura che non si trasformasse improvvisamente in: "VA BENE, COME VOLETE VOI, VISTA LA GRANDE RICHIESTA QUESTO È UN CORSO DI SOPRAVVIVENZA".

Ormai la scheda era stata spedita, nel frattempo si erano aggiunte un paio di ragazze e sono partita.

Quando ho visto che quasi tutti erano alla prima esperienza con le ciaspole, che i Capi erano affiatati e simpatici, ho pensato che, tutto sommato,  avevo fatto bene ad andare.

 

Certo che quando cammini nella neve, con lo zaino, con gli scarponi che mi si sono aperti il primo giorno, magari arrancando in salita dietro a quelli che sembrano nati sulla neve (ma come diavolo faranno a coordinare braccia e gambe e mantenere quel sorriso smagliante??), cercando di capire se è meglio togliere la giacca perché si suda o stringere la sciarpa perché il vento taglia la gola; quando ormai i compagni di strada li riconosci solo dal colore delle ciaspole perché più di tanto non riesci ad alzare la testa, e pensi: "Ecco, ma se ora scivolo e rotolo di sotto?".

In quel momento torna prepotentemente quella domanda... Perché l’ho fatto?

 

Poi, improvvisamente, ti trovi sulla cima! Cerchi di riempirti gli occhi di tutto quello che vedi, della pianura lontana, degli alberi, della neve, delle facce degli altri, dei loro sorrisi; ma due occhi non ti bastano e cerchi negli occhi degli altri – lo vedi anche tu? mi aiuterai a ricordarmelo?-

E trovare una sorgente nascosta, scoprire che nella neve si può cucinare alla trappeur e dormire senza avere (quasi...) freddo. Provare in prima persona cose che avevi solo sentito dire. Guardare alberi che hai sempre visto e vederli con occhi diversi. Ridere con persone che, forse, non rivedrai più, ma che ricorderai sempre. Scoprire che credevi di non farcela ma in realtà ti sbagliavi...

 

 Ah! Ecco perché l’ho fatto!

 

                                                                                                 Benedetta

 

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"Ascolta il vento, rispondi al richiamo... scegli l'avventura!"

Ecco il titolo del campo... accattivante vero? Ma mai quanto può essere il tema del campo... "Esser d'aiuto a se stessi per poter aiutare gli altri". Quale frase migliore per esprimere il servizio e il reciproco aiuto che avremmo dovuto darci durante lo stage, per superare le piccole difficoltà incontrate durante il cammino?

E poi il motto... sì il sottile "filo guida" che ci ha fatto realmente entrare nell'ottica del campo: "Mangia quando c'è n'è... e dormi quando puoi".

Frase un po' forte... ma che è servita molto per farci capire che finalmente, dopo tanti anni, stavo per rivivere un campo all'insegna dell'essenzialità e dell'avventura ( "Lo scautismo è sì avventura, ma non avventurismo") che spesso nelle nostre unità non viviamo più, ma perché?

Un campo dove si è riscoperta anche solo la semplicità di camminare in fila indiana per sprofondare il meno possibile nella neve... seguendo l'orma del compagno che ci precede.

In un silenzio surreale e con paesaggi e orme nella neve che solo la natura d'inverno può donare!

 

Ricordate, in montagna i nomi lunghi non servono...

 

           Chil'99 

           Miguel Angel

 

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Eccoci finalmente a scrivere di questo stage... premetto che, dopo averlo vissuto, per me questo è diventato Lo Stage (con L e S maiuscole...)!
Che dire... condivido quasi tutto quello che è stato detto, dalla fatica (che...  vergogna, ero il più giovine e avevo meno fiato di tanti... eh eh la pigrizia fa danni enormi...) alla bellezza, senza pari, del bosco ghiacciato, alla gioia della condivisione della vita semplice, fatta di un telo e di una gavetta di minestra calda.


Devo dire che io, per quanto mi riguarda, sono sempre stato abbastanza tendente a mettere da parte le mille menate dei giri di parole e delle infinite discussioni, a favore del FARE... già qualcuno l'ha detto... ma ragazzi... quanto è meglio il "fare", dello stare a menarsela per 500 ore a decidere se è meglio fare un musical o una cena o giocare a pallone nel campetto dell'oratorio.
Ora, più che mai, dopo aver conosciuto tutti voi e il bosco molto più a fondo di quanto mai avessi fatto, ho deciso che il mio impegno sarà di far vivere ai miei ragazzi più scautismo vero, quello fatto di sudore, fatica, gioia, freddo e risate, piuttosto che lo scautismo del pigro cittadino (nel quale a malincuore mi includo... sigh) che si riduce a un bivacco al mese nella casa del gruppo, a venti minuti dalla città.

Ora tutto starà nel convincere il resto della direzione... che mi ha definito un pazzo a fare questo stage... mah... vedremo!
Ora, dopo lo sproloquio, dico ancora due cose sullo stage... è stato fondamentale godere delle spiegazioni lungo il percorso... devo dire che, pur avendo due genitori professori di Scienze Naturali all'università, mai mi sono così interessato e appassionato alla storia e alle caratteristiche di tutto quello che ci circondava... sono state uno dei "pezzi forti" di tutto lo stage.
Come seconda cosa vorrei ringraziare tutta la direzione (staff a me non piace molto come parola... sorry) per l'eccezionale competenza e anche per la voglia che ha avuto di trasmettere la grande passione in modo così diretto e forte... ovvero con l'esempio, senza tante spiegazioni o lezioni, ma lavorando e camminando con noi.
Terza cosa... un enorme grazie a Fra Marcello che è stato davvero splendido. Sia per gli spunti dei momenti di preghiera sia come persona e come testimone... in breve... un grande!
Il quarto punto è un GRAZIE a tutti voi che avete camminato con me, in questi tre giorni... e uno speciale ad Adre, che in una sera di qualche mese fa mi ha proposto di partecipare a questo splendido campo.
Ultima cosa, che sennò davvero divento logorroico, queste sono esperienze che credo molto importanti per una persona, io lo farò e propongo di farlo anche a voi... "pubblicizzate" l'evento in COCA, in Clan eccetera... anche chi partirà, magari scettico, credo che non tornerà uguale, ma molto migliore, dall'incontro col Wild.
 

          Saluti a tutti, Jack

 

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Carissimi tutti,
trovo un po' di tempo per scrivere alcuni pensieri da condividere con voi, dopo l'avventura nella foresta...
Sono tornata sul sito a rivedere le foto che avevo sbirciato prima di partire e ho avuto la netta sensazione che adesso quei faggi siano anche un po' miei: sono luoghi che ho attraversato, che ho percepito, che mi hanno accompagnata...
L'avventura... l'avventura è tornare a se stessi, sfrondare un po' di ramaglie e di strati "a cipolla" che si sedimentano nella quotidianità del massimo-rendimento-con-il-minimo-sforzo e che spesso diventa rendimento-qualsiasi-con-minimo-sforzo.
Avventura è uno stile: l'amore per le cose fatte con semplicità, ma bene e con cura; il rispetto per la vita e la pazienza per i suoi tempi; lo scoprire i doni nascosti dietro l'apparenza delle cose.
Avventura è tornare alla pelle, all'amore per "la verità, il bene e il bello" della mia vita: è capire che non devo programmare tutto e controllare tutto, che la sorpresa e l'eccezionalità mi aspettano ogni giorno, se voglio, nell'intervento di Dio nella mia vita. Dio che è un padre affettuoso, che ogni giorno mi chiama per nome e mi chiede il permesso per entrare.
E così avventura è mettermi faccia a faccia con quello che sono: Maria Elena, il mio limite e il mio contorno.
Ho affrontato le difficoltà (sì, ok, niente di eccezionale, ma pur sempre difficoltà) di questi giorni, perché non ero sola, perché con me c'erano altre venticinque persone, perché c'era uno staff competente.
Perché camminando in salita, col fiato corto e il vento che sferzava il viso e le gambe ("Perché non mi sono portata un paio di pantaloni lunghi???"), con la tentazione di fermarmi per respirare (cosa che avrei fatto, se fossi stata sola), avevo davanti a me le ciaspole di chi mi precedeva e in testa un solo pensiero: "Non devo staccarmi da quelle ciaspole!".
Ho pensato che così è anche per la mia vita: non devo staccarmi dalle ciaspole di Dio, la mia guida sicura, non devo aver paura del fiato corto per la salita... mai!
Sono tornata a casa col desiderio di andare a fondo nelle cose che vivo, di non voler trattenere niente per me, di misurarmi con i miei limiti, insomma... al bando la paura!

Grazie a tutti, per tutto! Grazie ai capi per il tempo e la pazienza!

          Vi abbraccio! Buona caccia!

          Marmotta Paciosa

 

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Salve a tutti adepti del WILD!!

Vi invio in allegato l’articolo di giornale uscito sabato 25 sul CORRIERE DELL’UMBRIA. Come leggerete purtroppo è pieno di errori e certo non rende merito ne all’avventura, ne all’organizzazione…peccato!

Comunque, il rientro è andato bene, anche se davvero è stato strano tornare alla civiltà e alle comodità (considerate che non avrei mai e poi mai pensato di dover apprezzare il fatto che non mi piovesse in testa durante il sonno!!).

 

Vi riassumo le considerazioni fatte “a caldo”, con Daniele, durante il ritorno a casa.

In breve, per noi il Wild (potete anche leggere “lo stage”!) ha avuto queste facce:

  • DUREZZA. Siamo gente avvezza alla montagna, ma era tempo che non ci misuravamo con “l’economia delle forze”, e questo ci ha dato un gusto davvero particolare.

  • CONCRETEZZA. Mamma che bello il fare! Basta con le dichiarazioni di intenti, i discorsi sui “massimi sistemi” e le chiacchiere interminabili. Le parole sono certo essenziali, ma nella misura in cui servono a chiarire, a descrivere e a fare attribuzioni di senso. Questo è lo scautismo che sentiamo e in cui crediamo: quello fatto di sudore, passi ritmati, di mani sporche, di sorrisi, lacrime, di vestiti affumicati e di obiettivi chiari da cui non distogliere lo sguardo.

  • TESTIMONIANZA. Le tracce lasciate dalla “banda” sono autentiche, e non “calchi di gesso”.

  • NATURA. Una meraviglia! È sempre uno stupore vivere la natura veramente “da dentro”, fino a risvegliare gli istinti. Non c'era mai capitato di dover competere per il cibo: una cosa è certa: NON CI FAREMO PIÙ RUBARE IL CIBO DALLA VOLPE!!!

  • CONDIVISIONE. Abbiamo respirato a  pieno una delle magie dello scautismo: un gruppo di persone che, nel breve e nel profondo, condividono tutto, superando problemi e difficoltà, nella gioia di procedere assieme. Che spettacolo e peccato che, come sempre, dura poco.

  • FEDE. Bhè, il Wild è un luogo davvero privilegiato per l’incontro con Dio!! E lo è ancora di più quando a favorire questo incontro con intelligenza, forza, e perché no, ironia, ci sono uomini come Padre Marcello. Grazie di cuore, sei veramente un frate in gamba!

  • COMPETENZA.  Gli stimoli che la "banda" (davvero preparata e competente) ci ha fornito, sono stati moltissimi, e costituiscono senz'altro un'ottima base per il successivo approfondimento personale.

 

Per concludere: grazie ragazzi!! Auguro a tutti di giocare, camminare, servire, credere e soprattutto scegliere!

 

          BUONA STRADA

          Fabio

 

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Ciao fratelloni del Wild, è un gran piacere risentirvi!
Ciò che ha scritto Fabio, in gran parte riguarda anche me, anche perché sono i discorsi che abbiamo fatto in auto durante il viaggio di ritorno!!! Quindi non aggiungerò niente riguardo alla verifica, ma vi voglio raccontare le mie impressioni...
Una delle cose che più mi ha segnato è stata il conoscere persone che vivono con naturalità l'amore per la montagna, ma amano anche il voler educare a questo... gran parte delle persone che conosco preferiscono tenere per sé questa passione, non capendo la gioia della condivisione...
Era molto tempo che non mi sentivo più fratello con persone con cui ho solamente camminato e faticato al fianco... e niente più!!!!
Spesso le nostre "riflessioni e supposizioni" da capi scout ci portano lontano da questo stile fatto di poco: essenzialità, fatica, fede... pensando che chissà cosa ci dobbiamo inventare per stupire i nostri ragazzi... mentre è già tutto pronto, basta essere noi i primi che ci crediamo!
P.S.: quale era il libro che ci avete nominato durante lo stage....di un tizio canadese se non ricordo male?
 

"Dio ha creato la natura, e quindi anche la montagna, perché non poteva perder tempo a tenerci tutti in braccio; La montagna è una manifestazione di Dio, un regalo che dà la possibilità di stare un po' meglio.
Su questa montagna ha messo dei regali che ci aiutano a vivere: alberi, animali, frutti, l'acqua, molte cose.
E, come una madre affettuosa, ci nutre e ci protegge.
Succede che qualche figlio uccida la madre o anche che una madre uccida il figlio.
Ma una madre di regola va amata e rispettata. La montagna, come del resto tutta la natura, va tenuta da
conto".
             Mauro Corona


          CIAO A TUTTI E BUONA VITA, DANIELE
 

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Ciao a tutti!!! Che dire....espongo anch'io le mie impressioni sullo stage, ho volutamente fatto passare una settimana per lasciar sedimentare i miei ricordi e le emozioni, direi che sono state tutte positive!!
E sicuramente saranno indelebili....!!!
Tutto lo stage è stato organizzato in modo giusto per vivere il vero contatto con la natura e per farci riscoprire il nostro lato più selvaggio e primordiale, anche se le sessioni sono state un po' strette dalla tempistica in uno stage così troppe parole sarebbero state fuori luogo... anche perché il miglior modo per imparare certe così è quello di sperimentarlo sulla propria pelle... se il fuoco brucia lo scopri quando ti bruci... se la truna è fatta male te ne accorgi dal freddo e dall'acqua che ti cadono in faccia tutta la notte... ecc!!!
Tutta lo staff ero perfetto per lo stage... e che dire dei posti attraversati!!??!! Meravigliosi!!! Nonostante non si fosse in Colorado o in Patagonia!!
Un' altra cosa che mi ha stupito è che nonostante io sia un bipede (più o meno) evoluto, un essere a quattro zampe, per nulla letale e feroce, è riuscito a fregarmi! Ricordarmi che madre natura può essere "letale" anche nell'appennino tosco-emiliano!!!
Infine, secondo me sarebbe bene introdurre questi stage come iter formativo per tutti i capi, perché i CFM e i CFA sono sicuramente importati, ma anche vivere a contatto con la natura dovrebbe essere basilare per chi fa il Capo. Visto che la natura è alla base dello scautismo!
Per il resto saluti a tutti e speriamo di rincontrarci sulla strada!!!!!!

          ADRE   

 

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Donne e Uomini del Wild.

Sono passati un po’ di giorni ormai, ma la mia mente è ancora immersa nella neve.

Essere in questo laboratorio dell’università mi fa sentire come Bagheera nella trappola tra gli uomini... (perdonate la citazione lupettara).

Ho voglia di una vita diversa, nella libertà, nella semplicità, di respirare, di sorridere nella fatica condivisa, di sentire gli odori del bosco/mondo e farne parte anch’io (in effetti, al ritorno puzzavo come un cinghiale affumicato...).

Avevo proprio bisogno di questo stage... grazie!

Il mio amore per la montagna è sempre più intenso, più completo: se prima era un po’ troppo “spirituale” (ricerca di silenzio, pace, fede, solitudine), dopo questo stage lo sento più “concreto” (sento la necessità di sapermi arrangiare, di farmi furba e disporre di tutto ciò che la natura mi offre, di seguire gli istinti come "mangiare quando ce n’è e dormire quando posso", di conoscere gli aspetti storici e naturalistici delle mie montagne, di essere padrona delle cartine topografiche e dei sentieri, invece che schiava).

Questi bisogni sono nati captando gli stimoli dalla competenza della "banda".

Sono dell'idea che sia importante riscoprire una maggiore concretezza nello scautismo.

Lo scautismo nasce dai piedi... troppo spesso ci perdiamo in formalità e spendiamo parole inutili.

Dobbiamo portare le "Tracce del Wild" nelle nostre attività.

Anch’io avrei voluto sperimentare di persona tutte le sessioni che avevate preparato.

I giorni sono volati, il ritmo era intenso.

Il buio non aspetta che troviamo la legna per il fuoco o che completiamo la truna; la pioggia o la neve non si fermano se noi siamo in difficoltà nel fango scivoloso...

Non abbiamo fatto altro che adattare i nostri tempi ai tempi della natura, ed anche questo significa vivere il Wild.

Giuro che fino all’ultimo io ho creduto (forse perché lo speravo ardentemente) che la storiella delle salsicce/trote e della volpe fosse uno scherzo, che sicuramente avevate pensato a una grigliatona a sorpresa per il pranzo di fine stage...

Abbiamo vissuto sulla nostra pelle la dura, cruda e reale legge della sopravvivenza dell’animale più forte, più astuto, più veloce...

Sono fatti che restano impressi. 

 

...chi cammina si incontra...

 

          Chiara

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Salve a tutti!!!
...qui le nebbie lambiscono i germogli della primavera... e io mi aggiro tra i miei fangosi boschi collinari...
...la sera in cui son tornato, per disadattamento ho spalancato le finestre di casa... tirantato il telo in un angolo della stanza... poi ho acceso un falò con delle vecchie sedie al centro della stanza... ma il fumo ha reso l'aria infendibile... e presto ho finito il combustibile... e mi sono reso conto che non era così bello come quando c'eravate tutti voi!

il libro che è stato nominato allo stage è "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer
...buona lettura e buona giornata!

          un abbraccio dal Kavia

 

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Ancora una volta gesti simili da raccontare e mettere in fila con delle parole battute a un gelido computer hanno dietro un'infinità di fotogrammi di vissuto istante per istante, e sempre diverso dall'istante
precedente... volti diversi... emozioni diverse...

Il Wild ci entra come uno scalpello, sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che stiamo vivendo uno stage con gli scout, che si è capi in staff dello stage, allievi... o persone normali che si prendono una boccata di sinfonia naturale...

E' inutile cercare delle parole per descrivere un qualcosa che non è leggibile se non da se stessi, ma mi sarà sufficiente sapere che eravamo tutti accomunati dalla stessa cosa, il ritorno alla terra; ogni sensazione e pensiero vissuto nella piena fatica, o nei brividi di freddo perché bagnati.

Io ringrazio tutti voi a posteriori, dopo aver letto quello che scrivete, per avete lasciato aperte le porte alle emozioni, siete stati coinvolti... il nostro compito come staff era di attirarvi nella grande foresta, e lasciare che questa facesse il suo dovere, con il freddo, la pioggia, il vento, ma anche con tutta la carica emotiva in grado di infondere... tutti quanti voi vi siete lasciati attirare!!

Ora se mi permettete di chiedervi ancora una cosa, infondete nei vostri ragazzi, non tanto le tecniche, ma il desiderio di avventura, di wild, e tutti i valori che abbiamo sperimentato insieme, la competenza, saranno il risultato naturale di una evoluzione e scoperta di un nuovo modo di fare le cose...

...e per coinvolgere anche i nostri ragazzi, attirateli come solo voi saprete fare, nella grande foresta, ancora una volta sarà lei a svolgere il lavoro più duro.

          Grazie ancora a tutti

          Luca

 

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Ciao a tutti…
Anch'io ho preferito far passare un po' di tempo, prima di raccogliere le impressioni su un foglio, in modo da cercare di capire al meglio come fosse andato (bene) e quanto avesse inciso  (parecchio) questo campo.
Sinceramente, non pensavo sarebbe stato così duro, ci sono stati momenti in cui arrancavo dietro al gruppo di testa domandandomi come mai non mi fossi mai reso conto di essere così scarso...

Però anche questo fatto, il dire "sono stanco morto ma ce l'ho fatta" permette di capire meglio i propri limiti, ma anche di capire che quando una cosa piace, interessa o stimola, allora anche la fatica si affronta meglio (per capirci, se fosse stato meno interessante, già il primo giorno, arrancando per azimut tra sentieri crollati, acqua sotto e neve sopra, o il contrario, beh, dicevo fosse stato meno interessante avrei probabilmente gettato la spugna e detto ciao...

Certo! Continuavo a domandarmi chi me lo avesse fatto fare, ma mentre me lo chiedevo continuavo comunque a trovare stimoli per andare avanti) [e il fatto che comunque sentissi che lo staff era preparato per me erano una garanzia e una fonte di sostegno, sentivo che anche in caso di problemi ci sarebbe stata gente che se ne intendeva, e anche ciò aiutava].

E questo mi ha fatto riflettere su quanto magari anche il fatto di avere un reparto (mia esperienza) che sembra svogliato :-) possa derivare anche da questo, dal non riuscire a mettere i ragazzi in condizione di fare qualcosa di difficile, che magari sembri al di là della loro portata, ma che comunque li attiri e possa permettere loro di riscoprire in se stessi elementi nuovi che magari neanche sapevano di avere acquistando fiducia e consapevolezza in sé e nelle proprie capacità (va comunque tagliato su misura… se porto adesso il mio reparto lì... altro che ritirata dalla Russia…. Quando li trovano pensano all'uomo di similaun).

Tornando a noi... dicevo duro, ma splendido, specie quando le nevicate ci hanno dato tregua e senza cappuccio/paraocchi (ho già comprato un cappello impermeabile, basta col cappuccio che mi impedisce di guardarmi attorno) si poteva ammirare il creato in tutto il suo splendore (e voglio vedere chi riuscirebbe a creare una cattedrale come quella che abbiamo visto al "prato della penna" formata dalla
galaverna sugli alberi…), e io abituato alle montagne del nord Italia e partito un po' spocchioso nei confronti degli appennini ho dovuto ricredermi…

Il percorso, o spunto, per la fede sembrava fatto apposta, o forse è il contrario, non so: il Cantico delle creature (che verrà usato per attività di alta sq. a breve) era veramente il completamento naturale del percorso che si faceva ogni giorno; a questo proposito ho la mia prima critica, nel senso che a me sarebbe piaciuto enormemente fare la veglia al fuoco la prima sera (o anche la seconda) ma ero completamente distrutto e riuscivo a pensare solo al sacco a pelo che mi aspettava [anche se poi la dannata condensa che mi gocciolava giusto nell'occhio con precisione millimetrica non è che mi abbia fatto godere troppo la dormita…] (a parte gli scherzi è logico che essendo la prima volta che veniva organizzato uno stage di questo tipo non si potesse sapere in anticipo, però ripeto è una cosa che mi sarebbe piaciuto fare).

Per il resto che dire... è stato un piacere conoscere persone come tutti voi, disponibili ad aiutare o con cui scherzare anche dopo una luuunga giornata di cammino, e di questo vi ringrazio.

          Vi auguro Buona Strada, e scarponi comodi e asciutti.
          Giovanni

 

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È ormai buio. Scivolo furtivamente grazie anche alla nebbia che si leva dalle acque. Mi nascondo con il mio tabarro alla vista dei pochi passanti, nessuno mi riconosce.

Quanti giorni, mesi o anni sono passati da quando sono partito, più nulla è come prima.

La mia casa è invasa dai Proci e la mia Penelope è lì, in un angolo, che tesse la sua tela.
Ora non è il momento dell'agire... sarà meglio riposare all'aperto.
Domani sarà il momento dell'agire e di sbaragliare gli invasori. Ora è il momento del riposo nel mio rifugio di fortuna e grazie anche a un pesce e una quaglia che ho cacciato sentirò meno i morsi della fame e il freddo lo scaccerò grazie al fuoco in questa fredda notte.

L'alba mi troverà pronto.


Va bè scusate, mi sono fatto prendere la mano, però veramente ho vissuto dei bei momenti, intensi, cinquanta ore di scautismo che a me non era mai capitato di provare.

Il campo è stato un gran momento di apertura mentale e di stimolo per quello a cui dovremmo tendere.

A parte la pentola insaponata per non farla annerire, che solo quella è una chicca, è stato veramente un campo in cui cercavo alcune cose e ne ho trovate di meglio.

Non speravo tanto.

Non perché non avessi fiducia nello staff, ma perché in fondo il desiderio di vivere un momento alto di formazione lo speravo, ma non sapevo bene cosa mi sarebbe tornato indietro.

E se me ne è tornato indietro!!!.

 

La voglia, lo stupore, la felicità di vivere dei momenti di formazione... ma FORMAZIONE seria FORMAZIONE SCOUT, e poi… perché no? L'emozione del camminare nella neve, la volpe (Furba! direbbe Luca), Orione  il cacciatore, la Lepre, le ciaspole, il rifugio, il fumo delle stufe (la prima notte nel rifugio ho pensato: “Spero di svegliarmi domattina!”), il pesce cotto nei sacchetti di carta sulla brace (incredibile!)...

Ecco, per il momento butto giù due pensieri, sperando di non avervi annoiati.

 

Ultima cosa, ma non perché sia meno importante, anzi! Vi confesso che ho vissuto anche cinquanta ore di catechesi.
Il contatto così essenziale con la natura e se vogliamo anche una certa fatica (parlo per me naturalmente, gli altri andavano via come lepri) mi hanno portato a vivere momenti di riflessione anche sul mio cammino scout e il mio dialogo con Dio.

Lì, nel bosco, tra la neve, non si può dire che non fosse presente. Era vicino a me.

 

Grazie ancora per l'opportunità. Adesso vi saluto e cerco di far sedimentare tutte queste cose, perché poi ci sarà il vino nuovo da spillare dalla botte, di questa nuova e importante vendemmia vissuta insieme a voi.


        Fraternamente Alessandro

 

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Come spiegare in poche parole ciò che pochi giorni sanno e possono dire?

Difficile. Bisogna andare... bisogna vivere.

Parti e non sai cosa ti aspetta... certo, la strada, la salita, la fatica, se capita la neve... ma non è solo questo. È tutto questo e tanto ancor di più.

 

È il silenzio delle voci, troppo stanche per parlare, è la musica della neve, dei passi sulla strada, la voce del bosco ... una voce calma e tranquilla che ti riempie di calore quando ascolti la sua storia, e grazie a lei entri nell'incanto di questo creato...

 

È l'emozione di farcela, di arrivare in cima, nonostante la fatica, di provare qualcosa di nuovo che non avevi mai sperimentato; di incontrare una volpe ed averla così vicina da sentirti un "Piccolo Principe"... di confrontarti con lei, in un luogo e in un tempo dove non regna solo la legge del più forte, ma il più intelligente, il più astuto, il più calmo... colui che è padrone di se e degli eventi. Ha avuto ragione la volpe.

 

C'è la gioia di ritrovarsi a giocare, di ridere al riverbero del sole, di tornare come bambini scivolando sulla neve, di restare senza parole davanti un mare di nuvole e neve, o per un cielo di stelle ricolmo di storie... godere della natura così come ci è stata donata: semplice... e vera.

 

Imparare a comprenderla, a viverla, a condividerla.

Lei c'è sempre stata, a noi spetta riscoprirla e rispettarla, gustarla... tornare a lei. E sentirci parte di questo Tutto.

 

Capita di riconoscere i tuoi compagni dal colore delle ciaspole e delle ghette o dal ritmo del respiro quando in salita la fatica si fa più forte ...ma quando la strada si fa piana e riprende il fiato alzi il viso e vedi lo spazio azzurro, lassù tra le fronde degli alberi e un sorriso ti viene incontro, ti nasce in viso ed è contagioso! È una pacca sulla spalla e ...non si sente più il freddo, passa la fatica e senti l'entusiasmo e l'energia di andare avanti, di raggiungere la tua meta.

 

E la meta è diversa per ciascuno: è scalare una montagna, scoprire i propri limiti, è cucinare alla trappeur con risultati eccezionali, è scoprire trucchi e ingegni, è essere se stessi e incontrare gli altri.

È essere migliori, per tornare a casa e poter “essere” non solo “dare” qualcosa in più...

 

Questo insegna vivere la natura: essere e rispettare se stessi per il meraviglioso dono che siamo.

È una grande avventura, un'occasione da non perdere.

 

È la migliore preghiera per Dio diventa semplicemente ascoltare, osservare, assaporare, e ringraziando...  esserci.

 

Grazie a tutti per questa meravigliosa avventura... buona strada!  ^_______^ 

 

                 Luisa

 

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Sono tornato da una settimana circa e la voglia di fare di nuovo lo zaino è davvero tanta! Partire per un'avventura nuova, lasciare a casa le proprie certezze, riscoprire la semplicità e l'importanza di gesti semplici, incontrare il Signore in mezzo alla natura e poterlo ringraziare di tutto ciò hanno sempre un gusto fantastico.
E la possibilità di vivere tutto ciò con dei nuovi fratelli e condividere con loro le gioie, il freddo, le fatiche e sapere che in fondo "insieme si può" rende tutto davvero UNICO!
Sento il mio cuore più leggero e felice ...e nel mio bagaglio c'è ora una bellissima esperienza in più!
Grazie di cuore ai capi, alla loro competenza e disponibilità!!
Voglio condividere con tutti voi uno scritto di un alpinista che ho trovato qualche tempo fa in uno dei miei viaggi e che ho fatto un po' mio:

"Ogni uomo ha il suo ottomila da raggiungere, ma non arriva in vetta se non si mette a camminare in salita. Grazie montagna per avermi dato lezioni di vita perché faticando ho imparato a gustare il riposo, perché sudando ho imparato ad apprezzare un sorso d'acqua fresca, perché stanco mi sono fermato e ho potuto ammirare la meraviglia di un fiore, la libertà di un volo d'uccelli, respirare il profumo della semplicità, perché solo immerso nel tuo silenzio mi sono visto allo specchio e spaventato ho ammesso il mio bisogno di verità e amore, perché soffrendo ho assaporato la gioia della vetta, percependo che le cose vere, quelle che portano alla felicità si ottengono solo con fatica, e chi non sa soffrire mai potrà capire" 

Buona strada a tutti...

                John

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Come è stato il campo? Giulivo direi!

Come è stato il ritorno a casa? E chi dormiva in quel letto, troppo caldo e troppo comodo!

Non riesco a raccontare questo campo, non trovo le giuste parole per descrivere cosa ho vissuto in quei giorni e cosa mi hanno lasciato dentro, ho paura di sciuparlo con dei termini non fedeli.
Porto tutti voi nel cuore, le montagne, la neve, la marcia, le stelle, il fuoco.

Non so cosa mi ha spinto a partecipare a questo campo.

Una domenica di Dicembre, tutti a nanna ed io sola soletta davanti al mio PC, ho visto il campo e mi sono sentita attratta, ho sentito che dovevo andarci, ho deciso quella stessa sera, il lunedì mattina ero già in posta per inviare la mia scheda.


"Ma cosa ci và a fare una lupettara a un campo così?".

Ha latrato il mio Capo Gruppo nonché bagheera, ed io con il sorriso sfavillante di chi si vede già in viaggio: "E dai capo, vieni anche tu con me!".

Grazie ragazzi

Grazie allo staff per avermi regalato questo campo

                                 

                                            Simonetta, Orme nella neve 2008

 

 

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                                             Paolo, Orme nella neve 2009

 

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Io che non ho camminato  tre metri sopra il cielo, ma tra le chiome degli alberi si.

Io che ho sudato, non perché ho fatto la sauna, ma perché ho camminato per ore e ore sotto il peso dello zaino (che in confronto a quello di Maurizio era una piuma...).

Io che non ho fatto lo snow board, ma le ciaspole viaggiavano da sole facendomi fare dei voli da circo.

Io che prima di mangiare il più buon minestrone, ho collaborato ad attrezzare la cucina tre metri sotto… (suona male  ma è così)…

Io che -15 non sono i punti del campionato di calcio tra la prima e la quarta in classifica … ma sono veramente tanti quando sono sotto lo zero.

Io che l’acqua fredda a casa la tengo in frigo anche d’inverno, mica avvolta nel maglione di lana.

Io che  …sono fiero dei miei bastoni che non saranno tecnologici, ma mi hanno aiutato mica poco.

Io che …mica siamo qui a smacchiare i Leopardi.

Io che per una volta ho guardato i segnali dei sentieri dall’altro in basso e mica al contrario.

Io che quando Michele ci ha detto: sparpagliamoci a pettine per ritrovare il segnale, mi sono detto: ma questo qui chi l’ha "imparato"  Paperinik??? Mica Giancarlo… (spero).

Io che ho sperimentato la bontà del formaggio con la polenta con il valore aggiunto dei resti del minestrone ghiacciato nella ciotola che si è sciolto con il calore della polenta.

Io che ho  camminato … ma se ho camminato … ma se … a meno che non mi avete drogato e mi avete poi fatto credere che anch’io ho fatto tutta quella strada …

Io che ho fatto un passaggio tecnico (così è stato chiamato) ma che se ci penso le gambe mi tre... bé diciamo che si emozionano.

Io che ho dormito nelle trune… e forse capisco un po’ meglio il dramma di Centomila gavette di ghiaccio.

Io che ora nella vita ho 7 compagni in più... come i 7 vizi capitali… come le 7 virtù… come 7 spose per 7 fratelli… ecc…

Io che certe emozioni ti riempiono il cuore.

Io che faccio parte di questa Associazione che a volte non la capisci però come sono fortunato ad averla incontrata.

Io che sono un tipo fortunato perché ho incontrato persone come voi e come Michele e… non prendetevela a male, come Giancarlo.

io che …Laudato sì, mi Signore, per frate Focu, per lo quale illumini la nocte: et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Io che nella notte a Prato Grande ho alzato la mano e ho toccato il cielo con un dito talmente era vicino.

Io che nella notte a Prato Grande ho visto la bellezza di Dio nelle stelle che brillavano così forti che sembravano essere messe lì per me… per noi

 

              Grazie a tutti voi, un abbraccio

                                                               

                                                         fraternamente Alessandro

 

                                                                                Orizzonti d'inverno 2009
 

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...Quello che proponete è senz'altro qualcosa a cui io sono molto legato, che mi ha formato e portato ad essere la persona che sono: lo Scautismo.
La fatica che ho fatto durante lo stage mi ha portato fino al fondo delle riserve, fino al punto in cui ero convinto che non sarei andato avanti di un passo o non sarei stato in grado di usare la pala per più di due minuti.
Sinceramente mi sono sentito scoraggiato in più momenti, perché ero stanco, perché eravamo in pochi, perché c'era chi non riusciva a lavorare.
Ma in questo stage riuscite a ottenere con i vostri comportamenti un'atmosfera magica in cui nessuno ha voglia di dire ad altri cosa devono fare, in cui ognuno si sente portato a lavorare senza pensare a quello che fanno gli altri.
Se mi avessero chiesto sabato notte prima di entrare nel sacco a pelo se lo avrei rifatto avrei risposto di no.
Ma già dalla domenica mattina ho sentito una grande nostalgia del fuoco che ci scaldava la sera, del rumore delle ciaspole sulla neve.
Mi mancavate già...
Poi senti di essere cresciuto, che arrivare al limite ti è servito per valutare meglio le cose, per apprezzare di più il quotidiano. Ti senti ancora più legato a questo strano gioco che a furia di giocarci non si distingue più dalla vita "normale"....
Se dovessi dare un consiglio ora a qualcuno indeciso sul fare o meno questo stage lo spingerei con molta insistenza a buttarsi all'avventura.
Credo profondamente in questo tipo di proposte e spero che continuino ad esserci per permettere a noi "utilizzatori" di comprendere meglio il significato più vero dei valori che spesso sentiamo solo raccontati: Comunità, Spiritualità, Servizio, Avventura, ecc...
Perché lo scautismo non si può raccontare, si deve vivere!
Allora grazie a chi fa e continuerà a fare questo tipo di proposte.

Da parte mia non vedo l'ora di mettere in pratica questa avventura...


                 Buona Strada!!! Michelangelo, Lontra Chiassosa

 

                                         Orizzonti d'inverno 2009